
Importante scoperta scientifica sull’ambliopia in età adulta: la corteccia visiva, nella persona adulta, ha un grado di plasticità più elevata di quanto si pensasse. Lo studio apre la strada a importanti applicazioni nel trattamento dell’occhio pigro.
Immaginiamo di chiudere per alcune ore l’occhio che vede meno con un pacht, quella sorta di pezzuola usata dagli oculisti. Quando lo riportiamo alla visione sarà così bramoso di informazioni, da rafforzarsi al punto di vincere la competizione con l’occhio sano per effetto della corteccia visiva che, nella persona adulta, ha un grado di plasticità molto più elevata di quanto si pensasse. La scoperta è frutto della ricerca condotta da Claudia Lunghi, del gruppo di ricerca supervisionato da David Charles Burr (Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche, In-Cnr, di Pisa e Università degli Studi di Firenze) e Maria Concetta Morrone (Università di Pisa e Irccs Fondazione Stella Maris). Lo studio, finanziato da fondi europei Erc e pubblicato su ‘Current Biology’, apre la strada a nuove e importanti applicazioni in ambito diagnostico e terapeutico, in particolare nel trattamento dell’ambliopia (o ‘occhio pigro’), in età pediatrica.
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